Braschi

"Richmond"

Brutture Moderne / Audioglobe

20 Maggio 2014

Un EP per metterci la faccia. Questo ha pensato Federico Braschi, giovane e talentuoso musicista romagnolo, passando dal precedente moniker Lui Sono Io a un nuovo capitolo della sua carriera musicale, con quattro pezzi che sono un’anticipazione di quello che sarà il prossimo disco, il primo a suo nome. Un disco nato da un aspetto legato alle registrazioni di “Storia Di Una Corsa” (album di Federico Braschi uscito a nome di Lui Sono Io nel 2013 e che ora verrà ristampato a nome Braschi), ovvero l’amicizia instauratasi col mitico produttore JD Foster, già alle prese con Marc Ribot, Vinicio Capossela e i Calexico. Gli stessi Calexico che hanno così apprezzato i provini di Federico da voler poi partecipare attivamente alle registrazioni, prestando la voce di Joey Burns e la polivalenza di Jacob Valenzuela. E questi si possono considerare valori aggiunti di “Richmond”, un EP che parte da Sant’Arcangelo di Romagna e in un quarto d’ora viaggia fino a Richmond, in Virginia, e poi verso a Tucson e New York, e che sostanzialmente parla dei ponti che costellano la vita di Federico, fisici o metaforici che siano. Il primo ponte è “Santa Monica”, un pezzo già presente in “Storia di una corsa” completamente risuonato, e collega idealmente quello che c’era a quello che c’è adesso; “I Tuoi Occhi” invece è liberamente tratta da “All About You”, un vecchio pezzo degli Slummers, quasi a voler render tributo una volta in più all’amicizia tra Federico e JD Foster. Si parlava di quello che c’era e di quello che c’è adesso: in fatto di presenze, nella vita di Braschi esiste anche un ponte particolare, “Il Ponte Sul Fiume Che Non C’è’”, che si trova a Sant’Arcangelo ed è il punto da cui partire lasciandosi dietro quasi tutto, portando con sé una valigia, un’acustica squillante e un vibrafono a suggellarne i ritornelli. L’ultimo ponte è invece a quasi ottomila chilometri da qui: “Old Stone Bridge” è a Richmond, dove durante le registrazioni del disco si vedevano marciare dei militari in addestramento prima di partire per il Medio Oriente, brano in cui l’alt-country si mischia ad un’attitudine più rock, il piano al cantato in inglese. “Richmond” quindi è una presentazione, un piccolo spaccato di quello che Federico Braschi è diventato, un ponte tra la pianura padana e certi spazi incontaminati del sud degli States. E’ una richiesta di passaporto che il nostro romagnolo è impaziente di vedersi consegnato per cominciare a farselo timbrare. Perchè alle volte un disco cantato in buona parte nella lingua di Dante può suonare come un disco d’oltreoceano.