Gaudi

"MAGNETIC"

Rare Noise Records / Goodfellas

30 Giugno 2017

“MAGNETIC” è il nuovo, eccitante album del producer e musicista con base a Londra GAUDI, che presenta una selezione scelta di suoni dal catalogo dell’etichetta sperimentale RareNoise Records, insieme ai contributi diretti di diversi musicisti di alto calibro del mondo del rock, del jazz e dell’elettronica. La realizzazione di “MAGNETIC” è stata decisamente una sfida creativa, anche per un uomo che ha lavorato alla dissoluzione dei confini musicali per più di 35 anni. Amato e noto fino a oggi per la combinazione di generi e per le sue produzioni a stampo dub di alta qualità, in “MAGNETIC” GAUDI ci mostra un altro aspetto del suo io musicale, altri scorci dei suoi paesaggi musicali, e lo fa anche grazie alla collaborazione e il supporto di grandi musicisti. Il disco nasce da un lavoro approfondito di GAUDI sul catalogo RareNoise, inteso non tanto come corpus ma come serbatoio di elementi musicali (estrapolati dai singoli brani) da rielaborare per comporre un album di musica completamente nuova, usando suoni presi dal catalogo RareNoise come se fossero un’orchestra di musicisti, combinati per dare vita in vere nuove composizioni. Nel corso dello sviluppo dell’album, GAUDI ha messo in piedi uno spettro completo di interazione artistica (in molti casi a distanza) con una vasta gamma di giganti della musica internazionale, con alcuni dei quali aveva già lavorato in passato. La lista degli artisti, scelti inizialmente da GAUDI dal catalogo delle uscite di RareNoise o che hanno contribuito in seguito con il loro suono e le loro capacità alla realizzazione del progetto, è la crème del talento musicale. Tra loro la leggenda del basso e producer straordinario Bill Laswell, il bassista psych-prog-rock Colin Edwin (Porcupine Tree, O.Rk..), il bassista Steve Jansen (membro dei Japan), Ted Parsons, batterista dei Killing Joke, Roger Eno, Eric Mouquet (aka Deep Forest), vincitore di un Grammy al pianoforte a coda, Pat Mastelotto (batterista dei King Crimson), il chitarrista avant-guard Eraldo Bernocchi, il chitarrista sperimentale post-punk Buckethead (collaboratore di Guns’n’Roses, Bootsy Collins, Iggy Pop), il batterista dei Lamb Nikolaj Bjerre, il polistrumentista Jamie Saft al basso… e questo senza nemmeno citarli tutti. GAUDI da parte sua torna alle sue origini dedicandosi – oltre che al programming e alla produzione – a pianoforte, tastiere, Theremin e al suo arsenale di sintetizzatori analogici vintage. “MAGNETIC” è un percorso intorno al lato nascosto di GAUDI, da sempre in sintonia con gli off-beat del reggae, ma anche con elettronica sperimentale, new wave, krautrock e proto-punk, che scorrono nelle sue vene da quando era un ragazzino: band come Bauhaus, Tuxedomoon, Yello, Cabaret Voltaire, Devo, Killing Joke, Talking Heads e i Residents hanno influenzato i suoi primi passi. Chi ha familiarità con la musica di GAUDI può cogliere queste influenze nei suoi primi 15 album in una miriade di modi diversi, ma prevalentemente come elementi innestati su una trama dub. In “MAGNETIC” la polarità è stata invertita, il nord è diventato il sud, il dub resta ma il corpo, il tono e la pasta di questo album sono una creatura del tutto diversa. “MAGNETIC” è un tributo contemporaneo al lato oscuro degli anni ottanta, al rock psichedelico e a un’era in cui i Sigue Sigue Sputnik lanciavano il proto-punk nel mondo. Non è un addio al GAUDI che conosciamo e amiamo, tuttavia “MAGNETIC” è l’apoteosi del basso in ogni sua forma – ci sono sei bassisti di prim’ordine a suonare nell’album – e le origini di GAUDI come pianista riemergono in primo piano. L’uso in tutta la durata dell’album di synth originali, modulari e analogici (ARP 2600, Fender Rhodes, Minimoog, Korg MS20 e ARP Odissey), dei suoi riverberi a nastro vintage e di un registratore analogico a nastro a 24 canali danno al suono una autenticità e un’integrità che creano un flusso partendo dai musicisti per arrivare alle macchine. “MAGNETIC” è un percorso virtuale di grande ma nascosta complessità, da ascoltare con gli occhi chiusi, ma anche un viaggio attraverso uno spettro completo di tempi, da paesaggi sonori ambient a frenesie spigolose, legate da ponti senza interruzioni, un album di polarità, introspettivo e scuro ma ricco di cenni di bizzarria, profondo e ammaliante ma fondamentalmente groovy; è stato creato come un omaggio alla gioia che porta la musica e come un atto di apprezzamento di grandi musicisti. Dalle estensioni lontane dell’universo fino al nostro sistema solare e ai pianeti che lo compongono, è la forza magnetica che tiene tutto insieme. Il magnetismo ci muove, si spinge l’uno contro l’altro, tiene le particelle unite. MAGNETIC è l’invisibile in musica, l’intangibile che scrive e mantiene le note e i musicisti assieme. Ed è il modo in cui si è concretizzata la registrazione dell’album: su nastro magnetico.