Lava Lava Love

"Au Printemps"

The Prisoner Records / Audioglobe

5 Marzo 2013

Un disco pop può essere confezionato in mille modi diversi. Ma perché questo renda sul serio, bisogna saper dosare con attenzione una serie di ingredienti, la melodia, il tiro, le proprie influenze, la ricerca sonora. Se tutti questi ingredienti vengono mischiati con equilibrio, allora il risultato può essere davvero sorprendente. Perché cadere è molto facile, inventare qualcosa di davvero nuovo è un po’ come fare un sei al superenalotto (conoscete qualcuno che ha mai fatto un sei al superenalotto?). Ricalcare dei cliché invece è un rischio in cui incappano anche i più grandi della pop music mondiale, quelli che ci lavorano in trenta persone, dietro ad un disco. Ma ogni tanto l’alchimia è ben gestita, gli ingredienti sono dosati al punto giusto. In questi casi, allora si ha la fortuna di assaggiare qualcosa di delizioso.
Ma è inutile farsi venir fame per niente. Dopo aver parlato di amore e di morti viventi, tornano infatti i Lava Lava Love con un disco che si chiama “Au Printemps”, anche se esce un po’ prima della primavera. Tornano con un disco clamorosamente pop, che non parla di cucina ma che è come un buon piatto, che non appesantisce lo stomaco e lascia un ottimo gusto in bocca. Anzi, nelle orecchie. E che come la primavera, è capace di risvegliare sensazioni che l’inverno copre e sopisce. Un concentrato pop nel vero senso della parola, dove in trenta minuti di musica si incastrano 12 brani di pregevole fattura, in cui ogni sfumatura è riconoscibile, ogni suono ben calibrato. C’è la dance anni ’70 che ha reso tanto grandi gli Abba nell’apripista “Both”, il power-pop di “(Your Heart Is) Beating The Wrong Time”, c’è la melodia dei REM in “Right Time” così chiara e luminosa, le chitarre so nineties degli Smashing Pumpkins che riecheggiano in “I Hate The Summer” e “Worth The Lie”. Ci sono rimandi non troppo velati ai Foo Fighters (“The Light At The End Of The Tunnel” e “Don’t Try To Get In My Life”), un amore viscerale, incondizionato e trasversale per i Beatles e Madonna, che traspare in tutte le tracce del quartetto veronese. Le voci si intersecano e si compenetrano con maestria, segno di maturità e di padronanza dei propri talenti, ascoltare gli incroci tra Florencia Di Stefano e Vittorio Pozzato in “Another Love Song” per credere. Le trame di basso e synth fanno il resto, creando continui vortici in cui la pulsazione parte dalla testa e arriva a muovere anche il piede più statico. E se proprio uno non riesce a lasciarsi andare perché è triste dentro o perché ha dei problemi strutturali a tenere anche un semplice quattro quarti, allora può consolarsi fischiettando “Annie Serena Malahus”, nell’attesa della propria ragazza che non tornerà mai. 
Dicevamo dell’alchimia, di regole senza tempo per esaltare i dettami del pop, e questo è il caso dell’incalzante “Before You Were Born”, di “It Snows In Hell” o di “All The Children Want Their Milk”, dove dietro ad una ripetizione di sei parole si nasconde (ma neanche troppo) tutta la magia di un ritornello fatto bene. Dicevamo di un disco primaverile che anticipa di qualche tempo la primavera, e che dopo aver viaggiato tra Verona (dove è stato registrato al Dirty Sound Studio da Federico Grella, che insieme alla band figura anche come produttore artistico), Genova (mixato al Green Fog da Mattia Cominotto) e Bologna (la masterizzazione è opera di Andrea Suriani all’Alpha Dept) uscirà a marzo per la genovese The Prisoners Records, con distribuzione Audioglobe. Non resta che aspettare un po’, gestire l’acquolina in bocca e prepararsi all’imminente uscita. Perché la primavera è forse la stagione più bella. Perché in primavera sbocciano di nuovo anche i Lava Lava Love.