Movie Star Junkies

"Evil Moods"

Voodoo Rhythm / Goodfellas

24 Novembre 2014

Per un attimo spegniamo tutto e facciamo finta di non essere qui, ma di trovarci in Texas, in qualche buco sperduto dimenticato da Dio e dall’uomo, popolato solo da misantropi come nelle opere di Jim Thompson. O in Messico nel più classico dei locali malfamati, tra baritoni che nascondono inquietanti segreti e prostitute meticce, come in “Serenade” di James Cain. Ecco, se ci fosse bisogno di una colonna sonora, abbiamo anche questa, e si chiama “Evil Moods”. Perché i Movie Star Junkies sono tornati con un nuovo disco, “Evil Moods” appunto, un disco che profuma di letteratura noir e hard boiled americana, intriso di atmosfere torride e polverose che arrivano da decenni lontani; un disco sporco, senza ritorno, una scarica di adrenalina e di rabbia che non viene quasi mai incasellata nella rassicurante forma del ritornello (il precedente “Son Of The Dust” ne era volutamente intriso), un songwriting primitivo che a volte è un susseguirsi di lunghe strofe (come in “Three Times Lost” e “In The Evening Sun”), a volte mitragliate di batteria e chitarre taglienti che ti lasciano inchiodato lì, con il bicchierino vuoto di tequila in mano (“Please Come Home”). Ma soprattutto, “Evil Moods” è un disco che racchiude l’essenza dei Movie Star Junkies, quell’epifania, quello sfogo selvaggio e assolutamente spontaneo che li rende così unici, come può essere in “Red Harvest”, in “Move Like Two Ghosts”, in “All Sorts Of Misery”, che in realtà permea ogni secondo della loro vita come band, negli Lp e sui palchi di mezzo mondo. Via dal folk, via dal sole, “Evil Moods” si addentra in ritmiche concitate, dal sapore a volte quasi funky, in zone in cui il blues diventa sempre più punk, come negli arrangiamenti di fiati à la Gallon Drunk presenti in “Jim Thompson”, o virando verso stralunatissime ballate, dove il termine ballata è ovviamente tutto da interpretare (“Rising”). Ma prima del noir, della letteratura e dell’America che entrano così visceralmente nella musica, prima degli scrittori disadattati e dei loro disastrosi capolavori, c’è la vita vera e c’è la realtà di cinque ragazzi diventati ormai uomini, dislocati tra Berlino, Torino e Lione. Cinque esistenze che in fin dei conti possono essere più appassionanti, tristi, epiche o tragiche di qualsiasi romanzo scritto. Ecco allora che a fare capolino nelle liriche malate di questo disco ci sono le storie delle persone che stanno dietro a questa bomba ad orologeria chiamata Movie Star Junkies, storie di carne e di ossa, di incomprensioni, di incidenti quasi fatali (“A Promise”), di rapporti complessi (“A Lap Full of Hate”). Dieci canzoni registrate in Italia e mixate a Berlino, con la preziosa mano di Maximilian Weissenfeldt di Whitefield Brothers ad alcune percussioni, dieci scariche elettriche che confermano la statura dei Movie Star Junkies, la forza prorompente che sanno sprigionare quando accendono i loro amplificatori e imbracciano gli strumenti. Altro fatto importante, “Evil Moods” vede il ritorno dei nostri sotto l’ala protettrice della Voodoo Rhythm, la galeotta etichetta per la quale erano usciti “Melville” (2008) e “A Poison Tree” (2010), dischi che avevano fatto conoscere i Movie Star Junkies e il loro suono asciutto e tagliente. Tutto sembra ricomporsi, con in più la consapevolezza di un gruppo musicalmente maturo e distintamente riconoscibile, così tanto da potersi muovere in qualunque direzione, dal Texas alle pagine di un noir, dal Messico ad una salaprove immersa nella nebbia, dalle storie minime ai grandi drammi. Perché davvero, niente sembra precluso a questi Movie Star Junkies. Viva.