Dave Liebman, Adam Rudolph, Tatsuya Nakatani

"The Unknowable"

RareNoise Records

23 febbraio2018

L’aggettivo magico è la parola che ricorre maggiormente parlando di “The Unknowable”. Sia Dave Liebman che Adam Rudolph usano questo termine per descrivere la meravigliosa alchimia della loro collaborazione, che preso forma di trio includendo anche Tatsuya Nakatani. Lo spontaneo livello di connessione musicale di cui tutti e tre parlano risulta più comprensibile alla luce delle singole esperienze di questi artisti. Rudolph spiega che “in un certo senso la tua intera vita come essere umano e come musicista è una preparazione per qualcosa: per arrivare a una situazione creativa di questo genere con le orecchie aperte, il cuore aperto e una immaginazione capace di muoversi liberamente. Una preparazione fatta di anni e anni di pratica sugli strumenti e di esercizio nel comporre, in modo tale da poter arrivare al punto di poter suonare qualsiasi cosa che riesci a immaginare”. Rudolph, Nakatani e Liebman hanno seguito i proprio singoli percorsi artistici con alcune rare sovrapposizioni. Nativo di Osaka ma residente negli U.S.A. da metà anni ’90, Nakatani si è fatto strada sia come solista che per le sue collaborazioni e ha registrato più di 80 album, oltre che essersi distinto come insegnante e creatore di strumenti. Nakatani ha infatti sviluppato degli strumenti ad hoc per suonare la sua musica sperimentale, che comprende elementi di free- jazz così come quelli della musica tradizionale giapponese. Alcuni di questi strumenti così come una più convenzionale batteria, sono parte del set da lui usato su The Unknowable. Il sassofonista Dave Liebman, è famoso soprattutto come leader di piccole e grandi band. Il suo suono coi sax soprano e tenore, ma anche con il flauto (strumenti tutti presenti su The Unknowable), è diventato un marchio distintivo del jazz degli ultimi 50 anni. Diventato celebre inizialmente per aver lavorato con Miles Davis ed Elvin Jones, è diventato una figura di primo piano per aver guidato band che hanno visto tra le loro fila, tra gli altri, John Scofield, Richie Beirach, Billy Hart e Terumasa Hino. Nonostante i prestigiosi premi vinti, anche Liebman ha continuato a dedicare tempo all’insegnamento. Principalmente batterista e percussionista, Adam Rudolph ha costruito anche lui la sua fama come fondatore di band di diverse dimensioni (le due più importanti sono Go: Organic Orchestra e Moving Pictures), creando un suo stile come leader basato sull’improvvisazione, allargando lo spettro sia a elementi di improvvisazione elettronica che a molti altri strumenti come: kongos, djembe, thumb piano, sintir e Fender Rhodes. La genesi di questo terzetto è stata naturale, come spiega Rudolph: “Invitai Dave a suonare con me in duo allo Stone di New York, lui accettò e fu subito magico, lui sa come stabilire un dialogo con la batteria”. E Liebman a sua volta conferma “Io adoro i batteristi!”. Per quanto rigiarda invece Nakatani, Rudolph racconta di aver suonato con lui anni prima, in un concerto per trio con Karou Watanabe (che suona nella Go: Organic Orchestra di Rudolph stesso): “Abbiamo avuto una sintonia meravigliosa e ci siamo molto completati a vicenda, mantenendo ciascuno il proprio specifico approccio. Lui è un musicista fantastico: non c’è nessuno che suona così. Lui e Dave avevano già collaborato, avendo suonato insieme nell’estate del 2016”. Il tipo di lavoro fatto insieme viene definito più come un modo di comporre spontaneo che improvvisazione: “Si è trattato di un incontro completamente spontaneo, abbiamo scelto sul momento persino quali strumenti suonare” ha dichiarato Rudolph”. Il risultato sono le 13 tracce composte e improvvisate dal trio per The Unknowable: musica che sembra esistere nel mondo naturale, qualcosa con cui conviviamo come l’aria che respiriamo, i passi che facciamo mentre camminiamo su una strada, in un campo aperto, sotto la luna. Ad esempio proprio un brano come “LateMoon” sembra respirare, dal punto di vista sonoro è qualcosa di poroso, nonché di misterioso, con una sua pulsazione rilassata create dal flauto di legno e dai leggeri pattern di percussioni. O come in “Skyway Dream”, altro pezzo costruito con strumenti simili, questa vota con Liebman al flauto e le percussioni all’inseguimento della fluida linea da lui costruita. Un tipo di musica che non sembra andare verso nessuna meta specifica, perché è musica che riflette l’essenza stessa del movimento. Per contrasto ci sono anche brani più nervosi e giocosi, come la title track, o quasi frenetici, come “Transmutations”, brano che sembra invitare l’ascoltatore alla partecipazione, con la sua alternanza di aperture e chiusure, interamente costruito sulle percussioni. L’album si apre e si chiude con due brani entrambi intitolati “Benediction”, che svolgono il ruolo di sfondo di benvenuto e addio, una sorta di cielo aperto, un cielo che sta dietro il cielo che possiamo vedere: potremmo dire il cosmo, dato che come nel cosmo questa musica non ha punti cardinali: non ci sono nord e sud, est e ovest, nazionalità, genere e generazione, stile e personalità, musica che va oltre e che allo stesso tempo c’era prima.